La scheda elettorale
di Francesco Polverini
- …gnore… Signore… si sente male?
La voce della ragazza mi sembrava arrivasse da molto lontano, da oltre un cielo blu notte senza luna.
- Ha bisogno di aiuto? – continuò lei con una certa apprensione.
- No.. No… grazie, credo sia stato solo un leggero giramento di testa – le risposi mentre scostavo la tenda e me la trovavo li davanti, piccola, con il sorriso incerto e la faccia di chi pensa ad uno scampato pericolo.
- Beh… non la vedevamo uscire…e ci siamo preoccupati…
- Grazie, grazie davvero, ma non è nulla…- risposi mentre allungavo la mano per deporre la scheda nell’urna e riprendere la tessera elettorale dalla mani del Presidente di Seggio, un ragazzo anche lui, solo di poco più grande.
Rimasi per un attimo incerto, con il braccio proteso a mezz’aria mentre lui si rigirava la tessera elettorale tra le mani.
- Però ora c’è un problema – disse arrossendo leggermente – c’è che dovremmo controllare… beh… sa, c’è la normativa sul voto di scambio…
- ...oh si certo, questo è il cellulare - dissi porgendogli il telefono - controlli pure, ma è una perdita di tempo: è solo che ho avuto un malore, una specie di “malore da scheda elettorale”.
- Un “malore da scheda elettorale”? – ripeté lui incerto tra sorridere o arrabbiarsi perché temeva di essere preso in giro – che cosa vuol dire?
Mi guardai intorno e vidi che nella stanza non c’era nessun altro elettore: solo gli addetti a vario titolo al seggio e poco fuori dalla porta il Carabiniere di guardia.
- Non so se posso. Potrebbe trattarsi di un’attività non consentita in questa sede. E’ che per spiegarmi bene dovrei parlare di Partiti, di Candidati, di Politica insomma… e credo che la legge lo vieti espressamente…
- Signore lei ci sta prendendo in giro…! E’ rimasto dentro la cabina elettorale per oltre cinque minuti, non sappiamo a fare che cosa, e quando le chiediamo di sottoporsi a controlli imbastisce delle storie! – aveva deciso di arrabbiarsi.
Chiese ad una delle scrutatrici di chiamare il Carabiniere e di chiudere la porta una volta che fosse entrato. Poi rivolto a me:
- Ora con il Carabiniere controlleremo il suo cellulare e la perquisiremo. Potrà rifiutarsi ma in questo caso la accompagneranno in caserma per tutti gli accertamenti dovuti…
- No, guardi che non è necessario – provai ad interromperlo - Non ho nulla da nascondere e se mi farà raccontare che cosa intendo per “malore da scheda elettorale” comprenderà tutto.
Mi guardò in cagnesco: la rabbia si era trasformata in scocciatura.
“Ma guarda questo rincoglionito” - sembrava pensasse - “chissà che casino viene fuori ora”
- Appena arriverà il Carabiniere, potrà parlare mentre lui esamina il cellulare – disse acido
Li per li fui incerto se chiedere se la perquisizione sarebbe stata precedente o successiva all’esame del telefono, ma pensai che forse non l’avrebbe presa bene e rimasi in silenzio.
L’Appuntato, anche lui molto sotto i trent’anni, si chiuse la porta dietro le spalle e chiese al Presidente di Seggio che cosa fosse successo per richiedere la procedura di chiusura temporanea del Seggio Elettorale. Il Presidente di Seggio lo informò del mio strano malore e del fatto che lui lo ritenesse una scusa per permettere l’identificazione del voto.
L’Appuntato mi chiese di consegnargli il cellulare ed iniziò ad esaminarlo con circospezione.
- Ed ora ci racconti pure la sua storia – fece il Presidente di Seggio con un sorriso ironico a mascherare una crescente insofferenza nei confronti di tutta la situazione.
- Permettetemi di iniziare da lontano, da quando, da ragazzo, cominciai ad interessarmi di politica: erano i famosi anni ’80, quando in Italia governava Bettino Craxi, e c’erano anche Andreotti, Forlani e Cossiga con il piccone. Berlinguer era segretario del PCI, prima di Natta di Occhetto e dei DS, e D’Alema, con i pantaloncini corti, era alla guida della FGCI. Parlo di quando c’era il Muro di Berlino e si ragionava sempre e solo per Blocchi: USA e URSS… Conoscete quegli anni? Almeno per sentito dire…?
- Beh un po’ si, qualcosa i nostri genitori ci hanno raccontato. Però mi permetta, non le sembra di essere partito da troppo lontano? Dovremmo riaprire il Seggio prima o poi… -
- Ha ragione, ma sa, è partito tutto da li, dalla fine degli Anni di Piombo. Dal referendum sulla scala mobile, e quello sul nucleare. E poi la Piazza, quella vera. Ci andavi per quello che ritenevi giusto: ricordo ancora che quando ammazzarono Falcone, e poi Borsellino, eravamo tutti li arrabbiati a manifestare forte la nostra indignazione…
E dopo poi, quando con Tangentopoli e le monetine al Raphael è sembrato finalmente crollare tutto il male della Politica dei Partiti, è stata un’euforia da sbornia. E via con la raccolta delle firme per il referendum sul maggioritario ed il Patto per L’Italia di Mario Segni che poteva spendere l’80% dei consensi….
Feci una pausa per osservare quei volti giovani. Mi guardavano tutti un po’ strano, curiosi e dubbiosi allo stesso tempo. Forse pensavano che li prendessi davvero in giro, o forse anch’io guardavo così mia zia che raccontava gli anni del dopo guerra: storie vere ma lontane dall’oggi. Ripresi.
- Quante speranze, e quanti sogni di cambiamento e la voglia di credere ad una nuova Era della Politica. Tutti ne parlavamo in ogni occasione possibile, tutti ci credevamo. E poi…e poi la discesa in campo di B. con la calza sulla telecamera ha distrutto tutto. Lui, con quel suo partito azienda, fatto da venditori di Fondi Comuni e Pubblicità, ci ha svenduto un “sogno americano” usato, riverniciato e tirato a lucido, ma senz’anima. Sapete, per chi quegli anni li ha vissuti attivamente, in prima linea come si dice, quando B. ha vinto le elezioni del 1994 è stato come prendere una mazzata diritta sulla testa, una mazzata che ti manda in stato confusionale e ti fa vivere come ubriaco per anni. E poi va a finire che fai proprio come gli ubriachi che hanno avuto un coma etilico: come loro smettono di bere per anni, tu ti allontani da tutto quello che è politica, ti esterni, guardi solamente sdegnato e disilluso. Magari poi ti metti ad osservare la politica come “politologo da salotto” - o da Blog - nelle discussioni del dopo cena - o del sito di Tizio - e finisce che vai al voto come per un “dovere di bravo cittadino”. Finisci anche tu senz’anima.
Sentii appena la voce sarcastica del Presidente di Seggio.
- Mi scusi, non metto in dubbio che la sua vita sia interessante, ma se ce la vuole raccontare per intero non sarebbe meglio incontrarci una sera durante la prossima settimana? –
Lo guardai fisso negli occhi:
- E’ lei che ha cominciato: io le ho detto subito che forse avremmo perso tempo – dissi gelido.
Poi ripresi
- Il problema è che quando la voglia di esserci e di partecipare non l’hai del tutto sopita ti può capitare come all’alcolista che stappa una bottiglia per un amico e rimane ad assaporarne il profumo ben oltre la fine della cena. Ed è andata così anche per me l’estate scorsa: ho letto il programma di Ignazio Marino per le Primarie del PD, con la Laicità, il Merito e la Democrazia, ed ho avuto una ricaduta. C’ero andato vicino anche con la nascita del PD, ma allora fu Veltroni che mi trattenne: non mi fidai. Questa volta invece mi sono accorto che la voglia di partecipare non mi era affatto passata e sono ripartito. Mi sono iscritto al PD, ho partecipato ai gruppi di volontari per Marino, ho fatto volantinaggio, ho scritto lettere, ho partecipato ad incontri ed ho vissuto il Congresso nella sue varie fasi. E’ stato bello riassaporare il gusto inebriante di impegnarsi per qualcosa di giusto in cui credi. Ma è stato bello soprattutto ritornare in mezzo alla gente e vedere che ancora ti aspettavano: vedere che ancora, come quasi vent’anni fa, aspettavano qualcosa di nuovo che facesse cambiare la scena della Politica. E’ stato così bello che ci ho creduto…e poi…. E poi ha vinto Bersani. Ed ho dovuto vedere di tutto.
Dalla parte degli sconfitti, dalla parte dei volontari della Mozione, alla faccia della Laicità e del Merito, sono iniziate subito le solite lotte intestine per spartirsi le poche briciole di notorietà di “una campagna per le primarie del più grande partito di opposizione italiano”. Incredibile velocità di esecuzione: ad ottobre parlavano alla gente di democrazia, a novembre li ho visti correre per salire al volo sullo strapuntino in coda al carro dei vincitori per un posto nel listino bloccato alle primarie delle Regionali. Sprinter professionisti.
Dalla parte dei vincitori, i tanti, i troppi, sub_comandanti, “ebbri della vittoria”, argomentavano nuove teorie di “cambiamento nella continuità”, mai condivise con nessuna Base Congressuale, e spargevano per l’Italia brutti manifesti con brutte facce di brutti personaggi con brutte storie.
In una logica della sconfitta mirata nel breve periodo, per una sperata supremazia a medio-lungo, hanno provato a svendere anche i principi fondanti della Democrazia per quattro voti prezzolati. Prima la “difesa dai processi” di Letta, e il “Lodo Violante”e i distinguo con la Piazza Viola contro il regime di B. E poi le candidature alle regionali: e no alle primarie per Vendola, e Bassolino forse, e De Luca si, e Loiero pure, ed Errani come Formigoni, e in Toscana il voto senza preferenze e… e tante altre scempiaggini che ora non ricordo…Non ce l’ho fatta più.
A quel punto è stato più forte di me e mi sono allontanato di nuovo…
- Ma insomma, dove vuole arrivare? Vuole farci una lezione sui mali della Politica Italiana? – il Presidente di Seggio sembrava davvero spazientito.
- No...No. Voglio solo dirvi che quando ho letto sulla scheda elettorale i “nomi bloccati” sulle liste associate al Candidato del Centrosinistra ho rivisto le loro facce, ho risentito i loro discorsi, ho ripensato alle loro promesse…e mi è arrivata sulla testa una mazzata che mi ha fatto quasi svenire. Credetemi: nei minuti in cui sono rimasto dentro la Cabina Elettorale ho rivisto tutta la storia del mio impegno politico e mi sono sentito distrutto, incapace di reagire, incapace di tutto….
Per un tempo imprecisato tutti mi guardarono in silenzio.
Il Presidente di Seggio scuotendo la testa raccolse la tessera elettorale ed il telefono dal tavolo e me li porse. Sorrise, e forse fu sul punto di parlare.
Poi si trattenne. Dalla piega della sua bocca intuii che volesse dirmi qualcosa sulla comprensione umana per un caso recidivo di “illusione politica”.
Salutai scusandomi per il disturbo e mi avviai verso la porta.
Quando fui al centro della stanza sentii nitida e forte la voce di una delle ragazze, credo fosse la più giovane e avrà avuto giusto i diciotto anni previsti dalla legge, che mi chiedeva:
- Ma allora Lei non ha votato?
Mi voltai e cercando di guardarli tutti con un’unica occhiata e risposi:
- Si ho votato. Per fortuna gli uomini prima o poi passano. E’ la Democrazia che non deve passare mai. E siamo noi che Le dobbiamo sempre rispetto: per tutto quello che è stato e soprattutto per quello che è e dovrà essere…..
Uscii incamminandomi per la strada nel vento fresco di primavera.