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Curiosità
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Osservatorio Rasoterra: visuale di un cittadino normalmente informato. Negli anni ho maturato la convinzione che per quanto si sforzi ad osservare la società nel suo insieme composito di politica, economia, cultura (e quant’altro pensi possa servirgli per sopravvivere) un cittadino normalmente impegnato ad informarsi (un cittadino cioè che non faccia dell’informazione o della conoscenza la sua occupazione prevalente: uno che per vivere lavori altrove…) non eleverà il suo osservatorio privilegiato che a pochi centimetri da terra. Anche se potesse capitargli di essere “il più informato del quartiere”, egli non avrà che poche briciole di informazione: quelle che altri vogliono che lui abbia e nei tempi che altri hanno deciso per lui. Il problema è che proprio sulla base di quelle poche briciole quel cittadino forma le proprie opinioni e sceglie della sua vita. E va a finire che su quelle briciole decide del proprio (e dell’altrui) perché è sulla base di quelle briciole che quel cittadino vota! Se comprendiamo che è proprio il nostro “osservatorio privilegiato” ad essere un “osservatorio rasoterra” facciamo il primo passo per comprendere quanto difficile sia dirsi informati in questi anni nel nostro Paese

29 marzo 2011
SOCIETA'
Ma che ti aspetti da Mediaset?

Probabilmente il mio cinismo non è ancora arrivato al limite ed a volte e c'è qualcosa che riesce a stupirmi (ed a farmi anche sorridere amaramente). Perché tante anime candide si indignano sul fatto che una trasmissione di intrattenimento su un canale Mediaset "possa falsare la realtà" a favore di B.? Secondo loro che cosa deve fare una tv "privata" (cfr. Dizionario Garzanti: privato – agg., si dice di tutto ciò che attiene al singolo o ai singoli individui, considerati indipendentemente dalla collettività, dallo Stato) di proprietà di un Presidente del Consiglio in calo di consensi perché dedito a tutt’altro che l’attività di Governo? Dovrebbe raccontare che è un millantatore, un ladro, un "approfittatore di minori" e via elencando (che va tanto di moda tra le suddette anime candide)? Ma non scherziamo: Mediaset è di B. e tutto quello che fa è, ed è sempre stato da sempre (e chi ha visto la nascita delle tv lo ricorda se solo ci pensa un attimo), a favore di B.: in politica e negli affari privati e personali. Tutto il resto sono chiacchiere prive di logica. In un Paese vero, B. semplicemente non dovrebbe essere il Presidente del Consiglio, e ciò per una serie interminabili di motivi. E se anche potesse esserlo (non vedo come, ma tant’è prendiamola pure come ipotesi di scuola), non potrebbe contemporaneamente possedere tv e giornali, nemmeno per interposto familiare o sodale. Dal momento che questa anomalia esiste (e nessuno ha mai veramente provato a sanarla, nessuno!), solo pensare che le reti Mediaset non siano "pro B." in tutto quello che fanno è ingenuo: pretendere che non lo facciano è illogico. Abbiamo voluto (anche e soprattutto per omissione!) questa follia ed ora ce la teniamo con tutte le conseguenze, compresa quella di offendere per bassi fini elettorali persone che già soffrono proprio per i gravi delitti commessi da quegli stessi che pagano questi spot (è da tempo evidente che con certi soggetti non c’è limite al peggio!). Del resto non è la prima volta che lo fanno e, continuando così non sarà neanche l’ultima, perché "i creativi", purché ben pagati, se ne fregano della sofferenza gratuita che distribuiscono a 360°.

Se solo volessimo essere meno ipocriti, invece di indignarci a "fondo perduto", scegliamo tutti da subito la soluzione minimale, facile facile, di non sintonizzarci mai più sulle reti Mediaset (e men che mai acquistare il digitale truffa) e, soprattutto, facciamolo sapere in giro. Da li in poi perdiamo l'abitudine di celebrare il mondo della tv parlandone in ogni momento come se fosse essenziale alla nostra vita. E se la Rai fa lo stesso, smettiamo di pagare il canone (che è divenuto una tassa con una legge truffa!), scolleghiamo l’antenna e scriviamo che abbiamo "spento la televisione" alla Commissione Parlamentare di Vigilanza ed al cda Rai. Abbandoniamo i comportamenti indotti dalla teledipendenza e forse otterremo che il "calo di audience" possa agire più di un PD qualsiasi nel rimuovere l’anomalia B.

Certo è che se continuiamo a celebrare il "mondo di B." in tutto quello che facciamo quotidianamente, scandalizzarci per ciò che fa fare alla sua "macchina di consenso" è ridicolo e colpevolmente ipocrita (però fa tanto tanto italian style: tipo armiamoci e partite).

Saluti

PS: alle vittime di questa storia, i terremotati dell’Aquila, l’unico risarcimento che possiamo dare è "spengere" Rita dalla Chiesa e seppellirla nell’indifferenza: a persone come lei farà più male di un insulto




permalink | inviato da effepi il 29/3/2011 alle 13:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
16 febbraio 2011
POLITICA
Per favore: i tre giudici e non le tre donne giudice
Perché tutti i media hanno dato risalto alla composizione femminile del collegio giudicante del processo a B. sul cd caso Ruby? Addirittura Famiglia Cristiana (e tutti che ne riprendono l’articolo) parla di nemesi (come dire: chi di femmina ferisce di femmina perisce… ma suvvia!!)

Ci sono due considerazioni di fondo da fare. La prima sottende in chi legge una ignoranza colossale del funzionamento della giustizia: il giudice giudica sui fatti così come risultano dalle prove, e ciò non può (non deve!) dipendere ne dal sesso ne da altro: ammetterlo, anche solo di passata e scherzosamente, significa essere come B. ed avere il suo stesso concetto di giustizia ad uso delle sentenze e non della legge.

La seconda è che i media sanno bene che l’enfasi sul sesso dei giudici è argomento di "crasse risate", in linea con il voyerismo di tutto il cd "Caso Ruby". Va da se che anche in questo caso si sottintende che chi legge abbia lo stesso modo di B. di intendere il sesso (terribile!!!)
Sinceramente mi fa un po’ schifo essere trattato da “berlusclone”, ma si sa, il mercato comanda (ed anche qui B. docet).

Ho paura che se anche lo condannano, non ce ne libereremo mai.

un saluto

PS e poi che ci siamo andati a fare i piazza se alla prima occasione vera tutti li a dire "le donne, le donne"... ma via!



permalink | inviato da effepi il 16/2/2011 alle 21:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
12 giugno 2010
POLITICA
Oggi è un giorno sconcio
Oggi è un giorno sconcio. Di quelli che appena ti svegli già ti chiedi se l’abiezione di alcuni (pochi?) è una degenerazione della specie, una mutazione malevola del genere umano, oppure è tutto nella logica delle cose di sempre, nella solita, eterna, stronzissima, lotta per il potere. Una lotta dove si stracciano, senza riguardo per nessuno, i principi di migliaia di anni di evoluzione del pensiero.

Magari tutto nasce perché è da ieri (ma anche da prima di ieri, da molto prima di ieri…) che non riesci a rispondere a una domanda: se uccidere è criminale, proporre volutamente leggi che impediscano di perseguire gli assassini come può essere definito? Abietto? Degenere? Eticamente sconcio? Ributtante? Oltraggioso per la dignità umana? Vomitevole? Il peggio del peggio?

Poi pensi che a proporre queste norme sono dei signori benestanti (il loro Capo poi è ricchissimo), che da oltre trent’anni si distinguono per aver sperperato (non solo appropriandosene e spartendole con altri compari, ma anche sprecandole malamente) le ricchezze di un Paese. E poi sai che in questo modo hanno inginocchiato intere generazioni ad una precarietà dolorosa e calpestato diritti conquistati con il sangue di vittime innocenti. E ti chiedi se tutto ciò non sia un sogno, magari che arriva dopo una cena pesante ed un vecchio film sudamericano degli anni ’70. Poi ti ricordi che questi signori per mestiere fanno le chiacchiere che giustificano le leggi come questa: leggi fatte apposta per nascondere i loro reati e continuare a rubare. E così ti ricordi che è tutto vero. E ti intristisci di più. E ancora non trovi le parole per dare un nome a che cos’è questo sconcio.

Allora cambi prospettiva. Guardi la tua vita tranquilla, media nella medietà di una famiglia, un lavoro e una casa da pagare, e ti chiedi che cosa cambierà il giorno in cui sarà promulgata quella legge che impedisce di indagare su gravi reati e ne nasconde ai più anche la loro esistenza. E ti dici che non cambierà nulla. Nella tua vita di cittadino medio che non commette reati, che vuole rispettare le leggi (tutte le leggi, anche il divieto di sosta) non cambierà nulla: tu farai le stesse cose di sempre: famiglia, lavoro, vacanze... O forse no. Forse cambierà qualcosa anche se tu non cambierai nulla, come in un perverso gattopardismo. E se i ladri continueranno a rubare, e nessuno lo potrà più sapere, e nessuno li potrà indagare, e nessuno li potrà arrestare, sicuramente si mangeranno tutta la torta. E quando la torta sarà finita che cosa faranno? Forse ti diranno che non possono più pagarti la salute, la scuola, i treni e le strade, l’acqua, la luce ed il gas… Forse ti diranno che c’è la Crisi (o la Speculazione o i Cattivi…) e dovrai pagare tutto tu. Forse faranno anche delle leggi per farti pagare tutto, e di più di tutto: ed è allora che ti ruberanno anche l’argenteria di famiglia e i soprammobili di cristallo, e poi la biancheria e i vestiti, il computer e il telefono (la tv no: quella non si tocca!). E poi, piano piano, si porteranno via anche i mobili, e gli infissi e i mattoni della casa ancora da pagare. E nessuno ne saprà nulla. E tu, nella tua tranquilla vita media, continuerai a lavorare per pagare il mutuo per la tua casa che è stata svuotata.

Oggi è davvero un giorno sconcio: oggi è un giorno dove hai capito che comunque la giri, la storia è contro di te: ed allora ti incazzi! Oh se ti incazzi!!

Eppure, a pensarci bene, anche in giorni sconci come questo, ci potrebbe essere un motivo per essere contenti: con la Legge Bavaglio il regime si è presentato, al mondo intero, per quello che è: un regime ladro! Ha deciso che l’atto di passaggio da Regime a Dittatura, sia una legge che blocca la libertà di informazione: nemmeno originali sono stati, nemmeno la storia hanno studiato… ed allora forse non sanno che quando a un popolo metti un bavaglio (una catena, un laccio, una corda qualsiasi) devi saperlo tenere stretto, perché se il bavaglio scivola via si sentono le urla d’intorno…

Eppure, a pensarci bene, anche in giorni sconci come questo, ci potrebbe essere un motivo per essere contenti: forse, se ascolti con attenzione, senti che oggi in tanti hanno cominciato ad urlare…

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permalink | inviato da effepi il 12/6/2010 alle 16:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
25 maggio 2010
Pasolini, Saviano e il “terzo livello” di Veltroni
    
Domenica 23 maggio, in un talk show serale su Rai3, si è consumato un momento di “TV perfetta”: Walter Veltroni ha riannodato il filo rosso dello stragismo in Italia (da piazza Fontana a Via d’Amelio, passando per via Fani) e ci ha rivelato l’esistenza di un “terzo livello” che “gattopardianamente” influenza la scena politica, sociale ed economica da almeno quarant’anni.

Utilizzando lo specchio da “intellettuale contro” di Roberto Saviano, ed analizzando le testimonianze di Spauzza e Ciancimino, ci ha detto molte cose che saggisti impegnati e giornalisti d’inchiesta ripetono da decenni e che cittadini “mediamente informati” sanno e commentano da tempo.

Tre delle cose che ha detto sono degne di nota più per la loro portata comunicativa che per la loro novità. Ci ha infatti informato che:
- nel nostro sciagurato Paese, in momenti cruciali della nostra storia, abbiamo avuto “lo Stato contro lo Stato”, coordinato da un “grumo di potere”, per bloccare il cambiamento anche “a suon di stragi”.
- a lui pare strano che quotidiani e tg non se ne occupino con grande risalto ora che ci sono indizi e testimonianze tali da comprovarne la validità.
- da vicepresidente del Consiglio dei Ministri nel governo Prodi I ha fatto luce sulla strage di Ustica…

Consiglierei all’On. Veltroni (e non solo) la (ri)lettura dell’editoriale di Pier Paolo Pasolini su il “Corriere della Sera” del 14 novembre 1974 (è anche in rete: http://www.corriere.it/speciali/pasolini/ioso.html) per capire che differenza c’è tra la denuncia di un Intellettuale e quella di un politico. Perché delle due l’una: o Veltroni è un intellettuale, come ha cercato di spendersi in tv, ed allora in politica c’è stato “per fare numero” visto che non ha raccolto prove nonostante ne avesse l'opportunita, oppure è un Politico (il suo curriculum parla in questo senso), ed allora denunci a chi può indagare tutto quello che sa.

Nell’ipotesi (fondata) che non sappia nulla, allora si vada a nascondere, perché nel tentare di rifarsi una verginità intellettuale in tv, fa danno al Paese ed alle persone che in buona fede gli credono.

Un saluto
Francesco Polverini
19 maggio 2010
POLITICA
la libertà di stampa

Il nastro di raso rosso


di Francesco Polverini

E’ sabato sera. In una casa come tante si sta per sedere a tavola. E’ bello perché c’è aria di festa: ci sono ospiti a cena, ci sono le compagne di scuola della bambina ed i loro genitori. L’aperitivo è sul tavolinetto del salotto, con le noccioline ed i salatini in un vassoio e le patatine ancora nel sacchetto. Le bambine vanno e vengono dalla cameretta per rubacchiare qualche patatina sotto lo sguardo complice dei genitori: nessuno le sgrida perché c’è allegria. C’e davvero una bella atmosfera. Inaspettata.
Il padrone di casa prende il telecomando e fa per riporlo lontano dalla tentazione di qualcuno degli ospiti, ma non è troppo veloce e lo inchiodano:
- Dai accendi che c’è il tg - fa uno di loro.
- Si dai, sentiamo che cos’è successo oggi nel mondo – gli fa eco un altro mentre appoggia il bicchiere per prendere due salatini.
Il padrone di casa prova a balbettare che sarebbe meglio un sottofondo di musica, Dire Straits o Bob Dylan, o i REM, oppure Zucchero o Paolo Conte, ma gli altri gli si fanno intorno insistenti:
- Dai sentiamo qualche notizia: noi non abbiamo mica sempre internet come te, se non sentiamo il tg chi ci dice come va il mondo intorno…
Per non essere un cattivo ospite cede alle richieste ed accende la tv proprio mentre termina la sigla del TG1 e la voce bionda della giornalista inizia a parlare dietro i titoli di testa.
- Il primo titolo è per un attentato a Kabul: feriti tre soldati delle forze ONU, morti alcuni civili afgani.
- Il secondo titolo è per l’influenza A H1N1: sospese le lezioni in una scuola elementare di Milano per cinque casi di contagio tra i bambini.
- Il terzo titolo è per un tragico incidente di montagna dove hanno perso la vita due alpinisti.
- Il quarto titolo parla dell’inchiesta sulla sanità pugliese: interrogato un esponente del PD.
- Il quinto titolo è sulla manifestazione di Roma in difesa della libertà di stampa: un milione e ottocentomila persone secondo gli organizzatori, duecentomila secondo le autorità…

Il sesto titolo nessuno lo sente. Alcuni degli ospiti iniziano a parlare della manifestazione, di come loro non capissero le accuse contro la libertà di stampa, di come ritenessero inutili e “antidemocratiche” tutte quelle manifestazioni contro il Governo, tutti quegli articoli, tutte quelle domande, tutte quelle polemiche:
- In fondo la maggioranza degli italiani questo Governo lo ha votato – dice qualcuno.
- E poi hai sentito a Bari, anche gli altri rubano – dice un altro.
- E’ tutto un magna-magna - fa eco una ragazza ridendo.
E poi ridono ancora rituffandosi nei salatini.

A quel punto tutto sfuma nella mente del padrone di casa: si accascia in una poltrona e si porta le mani alla testa. Gli altri ammutoliscono e lo guardano un po’ preoccupati.
- Che cos’hai? Ti senti male?- gli fa la ragazza del magna-magna
- No, non ho nulla. Sono solo affranto – risponde dopo qualche istante.
- Affranto? Perché? – gli dicono facendosi d’intorno. Chi sorride, chi è preoccupato, chi ha l’aria interrogativa. Qualcuno ha abbassato il volume della tv, e dalla cucina altri si affacciano per vedere.

- Non saprei come altro definirmi perché io c’ero. Io oggi sono andato a Roma a manifestare per la libertà di stampa, per la libertà di opinione, per la libertà di pensiero, per la libertà…. E con me c’erano almeno due milioni di persone. Lo so, lo sappiamo perché ci sono i dati delle prenotazioni di treni, aerei, autobus, e poi quelli che sono andati da soli, e tutti i romani, e gli studenti della capitale, ed i turisti, e gli stranieri, e tutti quelli che erano li e camminavano con me, ed abbiamo parlato e ci siamo scambiati idee e pensieri. Ma per chi è rimasto a casa e vede solo la tv hanno detto che eravamo appena in duecentomila. Ci hanno decimati: dieci a uno, umiliati, ridicolizzati, derisi. Per chi vede la tv c’è solo quello che dicono loro, il resto non esiste, il resto è come vogliono che sia -
Adesso nella casa si è fatto silenzio. Anche dalla cameretta delle bambine non arriva alcun rumore.
Il padrone di casa riprende:
- Io ci sono andato anche per voi e per tutti quelli che non hanno ancora capito che cosa sta succedendo nel nostro Paese… Io ci sono andato per evitare questo scempio di verità, ma è stato tutto inutile: tutti credono a quello che dice il Grande Fratello senza mai chiedersi se è vero. Forse essere affranto é poco, forse è più giusto dire che sono disperato.
Per qualche istante ancora tutti lo guardano in silenzio, poi:
- Ma davvero c’eri? Davvero sei andato alla manifestazione? Noi non lo sapevamo, cioè noi non pensavamo che tu ci fossi andato – chiede una ragazza
- E sei già tornato? – fa un’altra
- E davvero c’erano due milioni di persone? Come si fa a contarle? – dice un altro
- Due milioni di persone sono tante, vuol dire che c’è tanta gente che è contraria a chi governa?– ancora una domanda
- E davvero c’erano anche stranieri?- e un'altra domanda
- Ma dai raccontaci di chi c’era? – e un'altra domanda ancora
- E che cosa ti dicevano?– e un'altra domanda ancora…

Allora il padrone di casa iniziò a raccontare. Raccontò della manifestazione e dei motivi che l’avevano spinto ad andare. Raccontò delle parole che aveva ascoltato da chi come lui camminava, sconosciuto in mezzo ad altri sconosciuti, insieme a tanti solo per esserci e per testimoniare di volerci essere per la libertà. E parlò dei tanti pensieri di chi, affrontando tutti i giorni la vita con difficoltà, non trovava le risposte alle sue tante domande. E parlò durante la cena dei tanti problemi di altri, che solo quel giorno aveva conosciuto e che prima ignorava. E parlò dopo la cena delle soluzioni che forse potevano essere realizzate se solo in di più avessero saputo e compreso, e disse che solo condividendo i problemi si può trovarne la soluzione migliore. E parlò ancora: gli altri facevano domande, chiedevano chiarimenti, volevano conoscere altre esperienze e lui rispondeva con tutto quello che quel giorno aveva ascoltato e compreso.
Poi tacque ed ascoltò gli ospiti parlare loro di tutti gli argomenti, di tutti i problemi e delle loro soluzioni: di quelle angolazioni di vita fino ad allora sconosciute che attraverso i suoi racconti erano entrati nella vita di ognuno di loro. E li sentì parlare di:
- precari licenziati dalle grandi aziende per fare da ammortizzatore sociale agli occupati
- piccole imprese che ad ottobre non avevano riaperto
- viaggi della speranza di bambini del sud verso ospedali del nord per una operazione
- paura di vivere in una periferia controllata da un clan mafioso
- rabbia di un emigrato di 28 anni: stagista in Italia, dirigente in una fabbrica in Germania
- rassegnazione di un ricercatore superato ancora una volta al concorso dalla nipote del professore
- amara rassegnazione di un migrante nordafricano che riesce a lavorare solo in nero
- tristezza di una donna ucraina: badante di un vecchio astioso e la madre muore di cancro a Kiev
e di tante altre storie della vita…

E fu felice fin quasi alle lacrime quando, prima di uscire, gli ospiti lo ringraziarono della serata:
- E stato bello perché abbiamo parlato della vita vera, è importante a volte uscire dal reality della tv e delle chiacchiere oziose, grazie.
- Sabato ci vediamo di nuovo…, c’è la partita, ma dopo parliamo ancora di politica…
- Dai si, ci vediamo ancora….

- Hei svegliati, siamo arrivati! - gli disse un voce lontana mentre una mano gli toccava piano la spalla.
Si senti riportare alla realtà da un dolore sordo alla tempia sinistra e si rese conto che aveva sognato.
Ritrovò il contatto con i sui pensieri osservando le luci della città fuori dal finestrino: erano a Firenze e stavano tornando in treno da Roma dopo aver partecipato alla manifestazione per la libertà di stampa.
Prese il cellulare dalla tasca e fece il numero di casa.
- Pronto - rispose sua moglie
- Ciao. Sono a Firenze, tra poco sarò a casa.
- Bene, ero un po’ preoccupata…
- Stai tranquilla sto bene, ho dormito in treno ed ho pure fatto un sogno. Mica hai sentito il tg?
- Si. Vuoi sapere le presenze?
- Si, dimmi.
- Un milione e ottocentomila persone secondo gli organizzatori, duecentomila secondo le autorità…
Sorrise.
- Ho capito. Ci vediamo a casa, che ti racconto il sogno.
Ripose il telefono ed osservò il nastro di raso rosso legato attorno al braccio sinistro come segno della protesta per la libertà di stampa e pensò che c’era ancora molta, molta strada da fare per quel nastro di raso rosso.

(scritto per la manifestazione sulla libertà di stampa del 3 ottobre 2009) 


26 aprile 2010
POLITICA
La svolta Annunziata
Gli spettatori che domenica 25 aprile alle 14.30 si sono sintonizzati su Rai3 per seguire la trasmissione “in ½ h” di Lucia Annunziata perchè volevano ascoltare dalla viva voce del Presidente della Camera la “svolta della politica italiana” sono stati accontentati, tutto come da copione: dall’intervista ne è uscito un Fini candidato perfetto per rappresentare “la svolta” (l’ennesima direi) per gli italiani delusi da B. (e dal PD). Fini è stato chiaro nel dire e ripetere che lui è il portavoce della legalità, dell’unità del Paese e di tutto quanto altro e alto c’è nella destra – europea – che non è certo espresso da B. (alcuni vorranno leggerci che rappresenta anche quella sinistra che non è espressa dal PD, d’altronde c’è chi vede cavalli nelle nuvole…).

Per voler far comprendere “oltre ogni ragionevole dubbio” quanto lui sia distante da B. sul piano della legalità, ha ripreso quanto già detto alla Direzione Nazionale del PDL sulla sua ferma opposizione alla cd legge sulla “prescrizione breve” e ci ha raccontato anche un “dentro la notizia” esplosivo. Ci ha detto infatti di aver discusso, assieme all’Avvocato Buongiorno (deputato e presidente della commissione parlamentare giustizia), per “un’ora e mezzo” con B., con l’Avvocato Ghedini (deputato e difensore di B. in alcuni processi a suo carico) e con Gianni Letta (Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio) insistendo ed “alzando la voce” nel definire quella legge una “amnistia mascherata”. Al termine ha costretto B. a non proseguire oltre nella presentazione “blindata” del disegno di legge, ma di avviare una discussione in Parlamento (ma guarda un po’, esattamente come prevede la Costituzione…). Bravo. Bravo Fini: ha svolto nell’interesse degli italiani il suo ruolo di Presidente della Camera opponendosi all’ennesima legge porcata: amnistiarne tanti per non processarne uno.. Tutto molto bello, però…

Però c’è una domanda “legittima” che molti italiani avrebbero voluto fare in quel momento all’Onorevole Fini se fossero stati al posto di Lucia Annunziata: perché B. voleva l’“amnistia mascherata”? Chi si intende di giornalismo avrebbe trovato nel racconto di Fini anche il “nesso” per non farla apparire sgradita e fuori luogo ad un ospite di così alto profilo Istituzionale, ed avrebbe potuto formulare una domanda pressappoco cosi:
- Mi permetta Presidente: Lei ha appena raccontato ai telespettatori di aver discusso, anche ad alta voce, con B. e con l’on. Ghedini, sull’opportunità dell’emanazione di una legge che Lei stesso ha definito una “amnistia mascherata”. Se così è, se davvero ha avuto con lui una lunga ed aspra discussione, si sarà fatto allora un idea precisa del perché B. volesse così fortemente una legge che, di fatto, avrebbe permesso una “amnistia” generalizzata con tutti i problemi ad essa connessi? Se volesse fare partecipi anche i nostri telespettatori del perché questo Governo viene meno così spesso al quel principio di legalità che Lei ha dichiarato essere tra le basi della sua proposta politica ci aiuterebbe proprio a comprendere meglio questa sua proposta…”

E’ legittimo credere che i motivi per cui la dottoressa Annunziata non ha posto questa domanda sono principalmente due:
- in molti (probabilmente anche l’ex Presidente della RAI) sono convinti che l’Italia non la salva Fini non la salva nessuno: non disturbiamo allora le grandi manovre ed il prossimo manovratore, non si sa mai che poi la cosa non riesca e non ci salvi più nessuno.
- il giornalismo in Italia è morto molto prima della democrazia: se non è “una notizia” tale da sollecitare domande dirette il fatto che due alte cariche dello Stato (sorvoliamo che erano presenti anche il Presidente della Commissione giustizia della Camera, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e l’avvocato di B.) “alzino la voce” discutendo di una “amnistia mascherata”, vuol dire che ormai è abituale che l’uomo morda il cane….terrificante (ed anche un po’ stomachevole…)

Morale dall’osservatorio rasoterra: ed ora noi che non crediamo nella buona fede di Fini sulla legalità (dov’era quando hanno approvato i vari Lodi pro B.), noi che vorremmo una Opposizione fatta dagli esponenti di un partito diverso da quello che è Maggioranza in Parlamento (credo che questa sia una base per la Democrazia, o no?) e noi che vorremmo una informazione obiettiva (che ponga domande sui fatti e non sui desideri) che cosa dovremmo pensare?

Probabilmente che ormai per l’Italia non c’è più nessuna possibilità di salvezza.

Un saluto
Francesco Polverini


19 aprile 2010
salva-effetti o salva poltrone: non si sa mai che poi non li rivotino….
Osservatorio Rasoterra: visuale di un cittadino normalmente informato

La mattina di Venerdì 16 aprile, in treno, ho letto su “Il Fatto Quotidiano” l’articolo riguardante l’ennesima trovata di in-opposizione parlamentare del PD: il voto a favore della legge “salva-effetti” del decreto “salva-liste” non convertito in legge.

Sono rimasto li, incredulo, a pormi una bella serie di domande riguardo al PD: tutte retoriche e con una sola risposta: il maggiore partito di opposizione italiano e diventato un partito di in-opposizione.

Sconcertato e deluso, ho provato a parlarne con un paio di compagni di viaggio nella strada verso l’ufficio: brutta esperienza per tutti, perché capita da un po’ che parlare dei mali della nostra democrazia non è più di aiuto o di sfogo, ma è una spinta collettiva verso la depressione…

Arrivato al pc, decido di dare una sbirciata furtiva sull’home page di repubblica on line per vedere come commentavano la notizia: nulla.

Chiedo ad un collega, abituale lettore di quel quotidiano, se ne avesse letto traccia sull’edizione cartacea: nulla

Ancora sconcerto e delusione. E domande retoriche…

All’ora di pranzo, dopo il panino veloce, decido di scrivere alla redazione di Repubblica questa mail

gentile redazione

Ho notato con preoccupazione che nella vostra edizione on line non è riportata notizia alcuna dell'approvazione di una legge cd "salva-effetti" che in modo giuridicamente aberrante sana (?) gli effetti giuridicamente aberranti del cd decreto "salva-liste" che ieri non era stato convertito in legge.

Ho notato che di tale notizia non c’è traccia nemmeno nell’edizione cartacea, cosa questa che mi fa pensare ad una precisa scelta editoriale che mi lascia molto perplesso.

D'accordo che la "lotta intestina" all'interno del PDL è la Notizia di oggi, ma, come insegna "il manovale del bravo giornalista" (*) una corretta informazione dovrebbe dar conto di tutte le notizie, anche di quelle “apparentemente” meno rilevanti che poi rilevanti lo sono: e parecchio!

Perché, mi domando, non si rende evidente al grande pubblico che le Elezioni Regionali del 2010 potevano essere dichiarate “non valide” in alcune regioni per via di una “decretazione d’urgenza”, espressamente vietata, che proprio nella sua mancata conversione in legge dimostrava uno dei “non sensi” giuridici più eclatanti prodotti da una Maggioranza Parlamentare (e di Governo) che dimostra un utilizzo “anticostituzionale” dei propri poteri e compiti? Troppo difficile da spiegare o da affrontare senza danni collaterali?

Perche, mi domando, una opposizione (lettera minuscola) ridicola come quella del PD, prima “porta in piazza” (ergo: approfitta della volontà dei cittadini ampiamente manifestata in rete di andare in piazza) 250.000 persone contro il decreto salva-liste, coerentemente non vota la sua conversione in legge e poi vota compatto (salvo poche lodevoli eccezioni) la legge “salva effetti” ? Troppo difficile da spiegare o da affrontare senza danni collaterali?

Perché, mi domando ancora, una testata come la vostra che (almeno a parole) si fa vanto della propria indipendenza cade miseramente in questi “atti minzoliniani” che bastonano la buona fede dei vostri lettori?

Grazie per le risposte che vorrete gentilmente darmi

Un saluto
Francesco Polverini

(*) per i più giovani: è una perifrasi del “Manovale del Bravo Presentatore” del duo Frassica-Arbore ad “Indietro Tutta” in una TV di un tempo lontano


La risposta di Repubblica la sto ancora aspettando….

Morale dall’osservatorio rasoterra: e noi come possiamo fare a continuare ad aver voglia di vivere onestamente se:
- chi ci comanda fa tutto quello che vuole fregandosene delle regole
- chi gli si oppone non fa nulla per fargliele rispettare
- chi ci dovrebbe informare ci racconta solo quello che gli pare

Domande retoriche: noi dobbiamo andare avanti per vincere il premio per la pazienza, la perseveranza ed il coraggio dimostrati nel volere a tutti i costi vivere secondo le regole di civiltà e democrazia, sperando solo che non sia alla memoria

Un saluto
Francesco Polverini
8 aprile 2010
POLITICA
legittimare l’illegittimo
Osservatorio Rasoterra: visuale di un cittadino normalmente informato

Premessa: negli anni ho maturato la convinzione che per quanto si sforzi ad osservare la società nel suo insieme composito di politica, economia, cultura (e quant’altro pensi possa servirgli per sopravvivere) un cittadino normalmente impegnato ad informarsi (un cittadino cioè che non faccia dell’informazione o della conoscenza la sua occupazione prevalente: uno che per vivere lavori altrove…) non eleverà il suo osservatorio privilegiato che a pochi centimetri da terra. Anche se potesse capitargli di essere “il più informato del quartiere”, egli non avrà che poche briciole di informazione: quelle che altri vogliono che lui abbia e nei tempi che altri hanno deciso per lui. Il problema è che proprio sulla base di quelle poche briciole quel cittadino forma le proprie opinioni e sceglie della sua vita. E va a finire che su quelle briciole decide del proprio (e dell’altrui) perché è sulla base di quelle briciole che quel cittadino vota!

Se comprendiamo che è proprio il nostro “osservatorio privilegiato” ad essere un “osservatorio rasoterra” facciamo il primo passo per comprendere quanto difficile sia dirsi informati in questi anni nel nostro Paese


Legittimare l’illegittimo

Come si fa a legittimare l’illegittimo (impedimento in specie)? Semplicemente non lo si rammenta più dopo il clamore iniziale: se sull’illegittimo cade l’oblio va a finire che chi si “informa normalmente” rimane disinformato e anche l’illegittimità diventa legittima per abitudine
.
Esempio: 8 aprile 2010

Oggi alle 13.15 circa ho scritto alla redazione On Line di due quotidiani, repubblica.it e lastampa.it, (notoriamente “non schierati” a favore della maggioranza al momento al Governo e beneficiaria solo per questo degli effetti della c.d. legge del Legittimo Impedimento) questa mail di chiarimento.

Oggetto: ma il legittimo impedimento dov'è?

gentile redazione

noto con preoccupazione che già alle 13.00 di oggi 8 aprile 2010, nella vostra home page non è presente nessun titolo di richiamo alla promulgazione del cd "Legittimo impedimento" da parte del Presidente Napolitano, con link ad un articolo qualsiasi che ne spieghi l'illegittimità costituzionale (ed etica).

Sinceramente credo che spostare l’attenzione su altre notizie, ancorché rilevanti, sia un favore fatto al partito di chi vuole stracciare Costituzione ed etica Civile, favore che dalla vostra testata non mi sarei aspettato

Un saluto
Francesco Polverini


Alle 14.05 repubblica.it mi invia il link all’articolo di ieri sulla notizia: ringrazio ma so cercare da solo un articolo su un db on line e, se è presente (!!!), in genere lo trovo….

Replico:

vi ringrazio del link, ma non era questo il tema della mia mail. 

Probabilmente è colpa mia che non mi sono spiegato: d'altronde i giornalisti siete voi e non è obbligatorio che sappiate leggere ciò che scrive un comune lettore.... 

Provo ad interpretarmi: 

la frase "nella vostra home page non è presente nessun titolo di richiamo..." significa che "nella home page non c'è un titolo che richiami l'attenzione del lettore al fatto politico della promulgazione del cd legittimo impedimento".

la frase "spostare l'attenzione...etc" vorrebbe farvi presente che un lettore qualsiasi (normalmente informato) che non trova nessun titolo relativo alla notizia suddetta rileva questa mancanza e se ne chiede il perchè. Se ne chiede il perchè soprattutto in considerazione del fatto che "la promulgazione di una legge che permetta a Presidente del Consiglio e Ministri di non presentarsi a processi che li riguardano perchè sospettati di un reato adducendo la necessità di svolgere attività di governo è un attentato alla Democrazia, alla Costituzione, alla libertà, alla dignità, all'etica ed anche (ma guarda un po') alla Logica elementare".

che poi un articolo sul tema esista nel data base (cd archivio on line) di quanto pubblicato dall'edizione on line di repubblica e possa essere ricercato semplicemente digitandone un presunto titolo (o un presunto soggetto citato all'interno) nel motore di ricerca in alto a destra dell'Home Page è un dato di comune conoscenza che non necessita una abilità informatica superiore per essere 

compreso rimango in attesa della risposta che vogliate (o possiate) darmi o della ricomparsa di un titolo coerente con l'importanza della notizia 

un saluto 
Francesco Polverini

alle 16.40 ricevo questa risposta:

Il titolo di richiamo c'era nella homepage, ma ieri. Infatti il quotidiano cartaceo lo riporta oggi. Cordiali saluti, 
Segreteria di redazione 
Repubblica.it

Mi arrendo!!!! D’altronde loro con le parole ci campano…. io no.

L’altro quotidiano non ha risposto (e manco a dirlo il titolo non è ricomparso)
.
Morale dall’osservatorio rasoterra: pur evitando Minzolini come la peste, il cittadino normalmente informato che ieri avesse avuto “informativamente” una brutta giornata (perché lavorativamente impegnativa, o affettivamente importante o di semplice disaffezione da video) ed avesse avuto la possibilità di collegarsi in rete solo nel pomeriggio di oggi, consultando i siti di due quotidiani “non schierati a favore del Governo”, si sarebbe perso la possibilità di riflettere sull’illegittimità del legittimo impedimento. E’ certo che siamo nel tempo della velocità, dove l’attimo è già “fuggito”e dove per sapere devi essere sempre “connesso”: peccato che questo provvedimento legislativo, che avrà effetti gravi e duraturi nella vita di tutti noi, avrebbe meritato una “home page” intera per qualche giorno, anche a costo di sacrificare qualche “Isola” o qualche “stellina appannata”.

Un saluto


2 aprile 2010
POLITICA
...le regionali del 2010

La scheda elettorale

di Francesco Polverini


- …gnore… Signore… si sente male?
La voce della ragazza mi sembrava arrivasse da molto lontano, da oltre un cielo blu notte senza luna.
- Ha bisogno di aiuto? – continuò lei con una certa apprensione.
- No.. No… grazie, credo sia stato solo un leggero giramento di testa – le risposi mentre scostavo la tenda e me la trovavo li davanti, piccola, con il sorriso incerto e la faccia di chi pensa ad uno scampato pericolo.
- Beh… non la vedevamo uscire…e ci siamo preoccupati…
- Grazie, grazie davvero, ma non è nulla…- risposi mentre allungavo la mano per deporre la scheda nell’urna e riprendere la tessera elettorale dalla mani del Presidente di Seggio, un ragazzo anche lui, solo di poco più grande.
Rimasi per un attimo incerto, con il braccio proteso a mezz’aria mentre lui si rigirava la tessera elettorale tra le mani.
- Però ora c’è un problema – disse arrossendo leggermente – c’è che dovremmo controllare… beh… sa, c’è la normativa sul voto di scambio…
- ...oh si certo, questo è il cellulare - dissi porgendogli il telefono - controlli pure, ma è una perdita di tempo: è solo che ho avuto un malore, una specie di “malore da scheda elettorale”.
- Un “malore da scheda elettorale”? – ripeté lui incerto tra sorridere o arrabbiarsi perché temeva di essere preso in giro – che cosa vuol dire?
Mi guardai intorno e vidi che nella stanza non c’era nessun altro elettore: solo gli addetti a vario titolo al seggio e poco fuori dalla porta il Carabiniere di guardia.
- Non so se posso. Potrebbe trattarsi di un’attività non consentita in questa sede. E’ che per spiegarmi bene dovrei parlare di Partiti, di Candidati, di Politica insomma… e credo che la legge lo vieti espressamente…
- Signore lei ci sta prendendo in giro…! E’ rimasto dentro la cabina elettorale per oltre cinque minuti, non sappiamo a fare che cosa, e quando le chiediamo di sottoporsi a controlli imbastisce delle storie! – aveva deciso di arrabbiarsi.
Chiese ad una delle scrutatrici di chiamare il Carabiniere e di chiudere la porta una volta che fosse entrato. Poi rivolto a me:
- Ora con il Carabiniere controlleremo il suo cellulare e la perquisiremo. Potrà rifiutarsi ma in questo caso la accompagneranno in caserma per tutti gli accertamenti dovuti…
- No, guardi che non è necessario – provai ad interromperlo - Non ho nulla da nascondere e se mi farà raccontare che cosa intendo per “malore da scheda elettorale” comprenderà tutto.
Mi guardò in cagnesco: la rabbia si era trasformata in scocciatura.
“Ma guarda questo rincoglionito” - sembrava pensasse - “chissà che casino viene fuori ora”
- Appena arriverà il Carabiniere, potrà parlare mentre lui esamina il cellulare – disse acido
Li per li fui incerto se chiedere se la perquisizione sarebbe stata precedente o successiva all’esame del telefono, ma pensai che forse non l’avrebbe presa bene e rimasi in silenzio.

L’Appuntato, anche lui molto sotto i trent’anni, si chiuse la porta dietro le spalle e chiese al Presidente di Seggio che cosa fosse successo per richiedere la procedura di chiusura temporanea del Seggio Elettorale. Il Presidente di Seggio lo informò del mio strano malore e del fatto che lui lo ritenesse una scusa per permettere l’identificazione del voto.
L’Appuntato mi chiese di consegnargli il cellulare ed iniziò ad esaminarlo con circospezione.
- Ed ora ci racconti pure la sua storia – fece il Presidente di Seggio con un sorriso ironico a mascherare una crescente insofferenza nei confronti di tutta la situazione.

- Permettetemi di iniziare da lontano, da quando, da ragazzo, cominciai ad interessarmi di politica: erano i famosi anni ’80, quando in Italia governava Bettino Craxi, e c’erano anche Andreotti, Forlani e Cossiga con il piccone. Berlinguer era segretario del PCI, prima di Natta di Occhetto e dei DS, e D’Alema, con i pantaloncini corti, era alla guida della FGCI. Parlo di quando c’era il Muro di Berlino e si ragionava sempre e solo per Blocchi: USA e URSS… Conoscete quegli anni? Almeno per sentito dire…?
- Beh un po’ si, qualcosa i nostri genitori ci hanno raccontato. Però mi permetta, non le sembra di essere partito da troppo lontano? Dovremmo riaprire il Seggio prima o poi… -
- Ha ragione, ma sa, è partito tutto da li, dalla fine degli Anni di Piombo. Dal referendum sulla scala mobile, e quello sul nucleare. E poi la Piazza, quella vera. Ci andavi per quello che ritenevi giusto: ricordo ancora che quando ammazzarono Falcone, e poi Borsellino, eravamo tutti li arrabbiati a manifestare forte la nostra indignazione…
E dopo poi, quando con Tangentopoli e le monetine al Raphael è sembrato finalmente crollare tutto il male della Politica dei Partiti, è stata un’euforia da sbornia. E via con la raccolta delle firme per il referendum sul maggioritario ed il Patto per L’Italia di Mario Segni che poteva spendere l’80% dei consensi….

Feci una pausa per osservare quei volti giovani. Mi guardavano tutti un po’ strano, curiosi e dubbiosi allo stesso tempo. Forse pensavano che li prendessi davvero in giro, o forse anch’io guardavo così mia zia che raccontava gli anni del dopo guerra: storie vere ma lontane dall’oggi. Ripresi.
- Quante speranze, e quanti sogni di cambiamento e la voglia di credere ad una nuova Era della Politica. Tutti ne parlavamo in ogni occasione possibile, tutti ci credevamo. E poi…e poi la discesa in campo di B. con la calza sulla telecamera ha distrutto tutto. Lui, con quel suo partito azienda, fatto da venditori di Fondi Comuni e Pubblicità, ci ha svenduto un “sogno americano” usato, riverniciato e tirato a lucido, ma senz’anima. Sapete, per chi quegli anni li ha vissuti attivamente, in prima linea come si dice, quando B. ha vinto le elezioni del 1994 è stato come prendere una mazzata diritta sulla testa, una mazzata che ti manda in stato confusionale e ti fa vivere come ubriaco per anni. E poi va a finire che fai proprio come gli ubriachi che hanno avuto un coma etilico: come loro smettono di bere per anni, tu ti allontani da tutto quello che è politica, ti esterni, guardi solamente sdegnato e disilluso. Magari poi ti metti ad osservare la politica come “politologo da salotto” - o da Blog - nelle discussioni del dopo cena - o del sito di Tizio - e finisce che vai al voto come per un “dovere di bravo cittadino”. Finisci anche tu senz’anima.

Sentii appena la voce sarcastica del Presidente di Seggio.
- Mi scusi, non metto in dubbio che la sua vita sia interessante, ma se ce la vuole raccontare per intero non sarebbe meglio incontrarci una sera durante la prossima settimana? –
Lo guardai fisso negli occhi:
- E’ lei che ha cominciato: io le ho detto subito che forse avremmo perso tempo – dissi gelido.
Poi ripresi
- Il problema è che quando la voglia di esserci e di partecipare non l’hai del tutto sopita ti può capitare come all’alcolista che stappa una bottiglia per un amico e rimane ad assaporarne il profumo ben oltre la fine della cena. Ed è andata così anche per me l’estate scorsa: ho letto il programma di Ignazio Marino per le Primarie del PD, con la Laicità, il Merito e la Democrazia, ed ho avuto una ricaduta. C’ero andato vicino anche con la nascita del PD, ma allora fu Veltroni che mi trattenne: non mi fidai. Questa volta invece mi sono accorto che la voglia di partecipare non mi era affatto passata e sono ripartito. Mi sono iscritto al PD, ho partecipato ai gruppi di volontari per Marino, ho fatto volantinaggio, ho scritto lettere, ho partecipato ad incontri ed ho vissuto il Congresso nella sue varie fasi. E’ stato bello riassaporare il gusto inebriante di impegnarsi per qualcosa di giusto in cui credi. Ma è stato bello soprattutto ritornare in mezzo alla gente e vedere che ancora ti aspettavano: vedere che ancora, come quasi vent’anni fa, aspettavano qualcosa di nuovo che facesse cambiare la scena della Politica. E’ stato così bello che ci ho creduto…e poi…. E poi ha vinto Bersani. Ed ho dovuto vedere di tutto.

Dalla parte degli sconfitti, dalla parte dei volontari della Mozione, alla faccia della Laicità e del Merito, sono iniziate subito le solite lotte intestine per spartirsi le poche briciole di notorietà di “una campagna per le primarie del più grande partito di opposizione italiano”. Incredibile velocità di esecuzione: ad ottobre parlavano alla gente di democrazia, a novembre li ho visti correre per salire al volo sullo strapuntino in coda al carro dei vincitori per un posto nel listino bloccato alle primarie delle Regionali. Sprinter professionisti.
Dalla parte dei vincitori, i tanti, i troppi, sub_comandanti, “ebbri della vittoria”, argomentavano nuove teorie di “cambiamento nella continuità”, mai condivise con nessuna Base Congressuale, e spargevano per l’Italia brutti manifesti con brutte facce di brutti personaggi con brutte storie.
In una logica della sconfitta mirata nel breve periodo, per una sperata supremazia a medio-lungo, hanno provato a svendere anche i principi fondanti della Democrazia per quattro voti prezzolati. Prima la “difesa dai processi” di Letta, e il “Lodo Violante”e i distinguo con la Piazza Viola contro il regime di B. E poi le candidature alle regionali: e no alle primarie per Vendola, e Bassolino forse, e De Luca si, e Loiero pure, ed Errani come Formigoni, e in Toscana il voto senza preferenze e… e tante altre scempiaggini che ora non ricordo…Non ce l’ho fatta più.
A quel punto è stato più forte di me e mi sono allontanato di nuovo…

- Ma insomma, dove vuole arrivare? Vuole farci una lezione sui mali della Politica Italiana? – il Presidente di Seggio sembrava davvero spazientito.
- No...No. Voglio solo dirvi che quando ho letto sulla scheda elettorale i “nomi bloccati” sulle liste associate al Candidato del Centrosinistra ho rivisto le loro facce, ho risentito i loro discorsi, ho ripensato alle loro promesse…e mi è arrivata sulla testa una mazzata che mi ha fatto quasi svenire. Credetemi: nei minuti in cui sono rimasto dentro la Cabina Elettorale ho rivisto tutta la storia del mio impegno politico e mi sono sentito distrutto, incapace di reagire, incapace di tutto….

Per un tempo imprecisato tutti mi guardarono in silenzio.
Il Presidente di Seggio scuotendo la testa raccolse la tessera elettorale ed il telefono dal tavolo e me li porse. Sorrise, e forse fu sul punto di parlare.
Poi si trattenne. Dalla piega della sua bocca intuii che volesse dirmi qualcosa sulla comprensione umana per un caso recidivo di “illusione politica”.
Salutai scusandomi per il disturbo e mi avviai verso la porta.
Quando fui al centro della stanza sentii nitida e forte la voce di una delle ragazze, credo fosse la più giovane e avrà avuto giusto i diciotto anni previsti dalla legge, che mi chiedeva:
- Ma allora Lei non ha votato?
Mi voltai e cercando di guardarli tutti con un’unica occhiata e risposi:
- Si ho votato. Per fortuna gli uomini prima o poi passano. E’ la Democrazia che non deve passare mai. E siamo noi che Le dobbiamo sempre rispetto: per tutto quello che è stato e soprattutto per quello che è e dovrà essere…..
Uscii incamminandomi per la strada nel vento fresco di primavera.

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permalink | inviato da effepi il 2/4/2010 alle 16:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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IL CANNOCCHIALE